Santiago: l’insistenza a resistere

Ieri nella Biblioteca di Erbusco si è tenuto “Santiago”, un reading poetico e profondo narrato con parole e immagini da Nicola Naboni accompagnato dalle note di Marcello Vadori.
Santiago è il racconto concreto di uno di cammini più famosi al mondo, ma è anche la metafora di un viaggio che ci avvicina a noi stessi e agli altri, che ci porta a scoprire e scoprirci, che ci accompagna verso una crescita interiore.
Non perdetevi il prossimo appuntamento a Palazzolo il 18 marzo alle 21.00 presso la Biblioteca Civica.

L’insistenza a resistere

Un elogio ai piedi. Questo sì che lo farei. Come ha fatto Erri.
Perché loro sono i fautori di molto. Soprattutto durante il viaggio. Anche se parte da un pensiero, il viaggio, viene poi portato a compimento grazie al loro sporco lavoro. Perché qualcuno, come diceva un tale, lo deve pur fare.
Sono il punto più a Sud di me stesso, pur essendo il capo e la coda del mio corpo. Sono facchini, prodigandosi nella manovalanza, nel trasporto. Il più antico di tutti. Il più ecosostenibile di tutti.
Il viaggio si costruisce così, a ritmo di passi e sudore. Il viaggiatore differisce dal turista grazie al suo modo di interpretare il passaggio delle cose. Con lentezza, assorbendo tutto, filtrando il centimetro dopo il suo naso con osservazione ed ascolto. Il viaggiatore è in grado di sfidare il tempo. Questo tempo ormai tiranno che, purtroppo, non ha più nemmeno sé stesso per prendere fiato e guardarsi alle spalle.
È una società crudele, la nostra. Ingannevole, costosa. Soprattutto in termini di tempo. Te lo sciupa e te lo prosciuga, facendoti assaporare le briciole cadute sulla tovaglia.
I mezzi di trasporto sviluppano, ogni giorno che passa, maggior velocità. Per guadagnare tempo, affermano. Fortunatamente, però, i piedi resistono. Resistono alla modernità, all’accelerazione, alla disattenzione. Mantengono intatta la loro natura e insistono. Fanno sì che i sensi che ci appartengono, continuino a restaurare la loro bellezza. I piedi aiutano l’udito ad ascoltare, non solo sentire. Aprono alla vista tutto ciò che la circonda, facendo sì che gli occhi osservino, guardino. E non si limitino solo a vedere.
Perché per fare tutto, dal tronco al frutto, ci vuole un fiore. Così è per il viaggio. Per viverlo e sentirlo dentro, fino a sentire scuotere la cassa che nascondiamo tra petto e polmoni, c’è bisogno di loro. Ed è per questo che loro, i piedi, meritano un elogio.
Nicola Naboni