La banca del Tempo si veste d’arte

Vincent_Willem_van_Gogh_002La banca del Tempo si veste d’arte e lo fa dedicando una serata ad uno dei più grandi pittori della storia dell’arte: Vincent Van Gogh.

Grazie alla saggia esposizione del professor Kalo Mancuso della scuola media “E. Fermi”, i correntisti di Palazzolo hanno potuto stavolta investire il loro tempo nella cosa più preziosa che c’è, l’arricchimento della propria anima.

Inutile sottolineare come la biografia del pittore olandese abbia coinvolto e affascinato i palazzolesi presenti, che sono rimasti entusiasti nell’apprendere che ciò che avrebbero vissuto di lì a poco sarebbe stato un vero e proprio viaggio all’interno delle tele di un genio. In un’atmosfera surreale fatta dal buio ed il silenzio che solo una scuola chiusa sa dare, si è potuto spaziare tra i vari dipinti precursori del vorticismo, ma le opere che hanno colpito di più i presenti sono state principalmente due:

«I mangiatori di patate», dipinta nel 1885. Il soggetto del quadro è di immediata evidenza. In una povera casa, un gruppo di contadini sta consumando un misero pasto a base di patate. Sono cinque persone: una bambina di spalle, un uomo di profilo, di fronte una giovane donna e un altro uomo con una tazzina in mano, e una donna anziana che sta versando del the in alcune tazze. Hanno pose ed espressioni serie e composte. Esprimono una dignità che li riscatta dalla condizione di miseria in cui vivono. In questo quadro c’è una evidente partecipazione affettiva di Van Gogh alle condizioni di vita delle persone raffigurate. La serietà con cui stanno consumando il pasto dà una nota quasi religiosa alla scena. È un rito, che essi stanno svolgendo, che attinge ai più profondi valori umani. I valori del lavoro, della famiglia, delle cose semplici ma vere. Questo quadro di Van Gogh esprime la sua profonda solidarietà con i lavoratori dei campi che consumano i cibi che essi stessi hanno ottenuto dalla terra.

Viceversa «Il campo di grano con volo di corvi» è un paesaggio interiore. Un paesaggio fatto di solitudine e disperazione. In questa tela vi è racchiusa non solo la tragica esistenza del pittore ma tutta la sua vibrante tecnica esecutiva. Il quadro è realizzato con pochi colori fondamentali. Su una preparazione rossa, traccia dei segni gialli per indicare il grano, altri segni verdi e rossi per indicare le strade che attraversano i campi. Il cielo è di un blu cobalto cupo ed innaturale. Un cielo pesante ed oppressivo. Pochi tratteggi neri raffigurano un volo di corvi. La loro è una presenza inquietante. Il tutto è realizzato con una mirabile sintesi di colore, materia, gesto, segno, portati ad un livello massimo di esplosione drammatica. «Il campo di grano con volo di corvi» è la più grande sinfonia coloristica mai realizzata sul dolore di vivere.

Dunque quella che abbiamo raccontato è stata una serata densa di emozioni e sentimenti forti che hanno commosso alcuni partecipanti che si sono compenetrati con il disagio che Van Gogh faceva trasparire nella sua arte, un disagio che una persona di una sensibilità superiore alla media incontra nella società del 1800 così come la incontra in quella 2015.

A tal proposito chiudiamo il nostro racconto citando il testo di una canzone ed invitandovi ad una riflessione.

“Prima, di dare del pazzo a Van Gogh sappi che

Van Gogh mangiava tubi di colore ed altre cose assurde,

Probabilmente meno tossiche del tuo Cheesburger,

Allucinazioni che alterano la vista,

Tu ti fai di funghi ad Amsterdam ma ciò non fa di te un artista”

Video Caparezza: Mica Van Gogh

A cura di Carmine Palumbo