Giappone, un mondo da scoprire fra stereotipi e falsi miti

E’ con grande entusiasmo che l’Associazione Il Club, in collaborazione con il Comune di Palazzolo sull’Oglio, propone, presso la Biblioteca di Palazzolo sull’Oglio, mercoledì 21 gennaio alle 20.45, un’occasione di approfondimento culturale su uno dei Paesi più complessi, amati ed enigmatici dell’Estremo Oriente, il Giappone. Guido Pontoglio ci guiderà alla scoperta della cultura giapponese attraverso un approfondimento della storia e della lingua giapponese, che ci aiuteranno ad immergerci in un’affascinante straordinaria esperienza. Gustiamo un’anticipazione…

 

È alquanto difficile, se non impossibile, condensare in poche frasi il caleidoscopico e idiosincratico mosaico della cultura giapponese, composto di sincretismi e dicotomie sviluppatesi nell’arco di secoli e all’apparenza contraddittorie tra loro. Tentativo che risulta ancor più difficile se la conoscenza di una cultura così distante rimane inesorabilmente intrappolata in una serie di luoghi comuni, preconcetti e categorie aleatorie.

Inoltre, tra stereotipi mistificatori, teorie dei cultural studies e nihonjinron日本人論 – le tesi sociologiche sull’unicità dei giapponesi e della cultura nipponica in genere – è piuttosto arduo riuscire a delineare un quadro generico oggettivo.

Gli stereotipi, in particolare, si rivelano nemici insidiosi che forniscono nientemeno che un’illusione, quella di presumere di conoscere una cultura sulla base di nozioni prêt-à-porter spesso distorte o generalizzanti.

Figli di quell’”orientalismo” teorizzato da Saïd nell’omonimo saggio del 1978, gli stereotipi possono essere considerati come il prodotto finale di un determinismo culturale che si basa sull’affermazione dell’individualismo occidentale attraverso una sommaria categorizzazione dell’alterità in preconcetti cristallizzati e senza tempo: da essi emerge un Giappone ora irrazionale, ora imperturbabile, animista ed esoterico, con una certa inclinazione per l’imitazione e a cavallo tra uno smodato attaccamento alle tradizioni e una costante proiezione verso un futuro hi-tech. Una tradizione fatta, da un lato, di antichi guerrieri, spade, arti marziali, ninjutsu soprannaturale, Zen e geisha; dall’altro lato, un presente giovanile e ultratecnologico all’insegna di manga, cosplay, karaoke, videogame, insegne sfavillanti e dell’intramontabile icona di Hello Kitty. Elementi che trovano spesso riscontro nella produzione cinematografica occidentale degli ultimi vent’anni. Dal celebre Sol Levante, passando per Wasabi di Luc Besson, e per il celeberrimo, quanto mai storicamente inesatto L’Ultimo Samurai – per citarne alcuni – fino ad arrivare alla recente rivisitazione hollywoodiana di stampo fantasy-cyberpunk sulla celebre vendetta dei 47 rōnin di Akō, la cui uscita nelle sale cinematografiche ha riempito di trepidante attesa gli amanti di arti marziali occidentali e fatto accapponare la pelle all’opinione pubblica nipponica – la quale collega da secoli la vicenda storica all’opera per il teatro delle marionette (jōruri 浄瑠璃) di Takeda Izumo II, Myōshi Shoraku, Namiki Senryū e ai successivi adattamenti per kabuki 歌舞伎.

Va così tracciandosi un quadro generale su cosa sia il Giappone e quali siano le sue peculiarità che, per quanto accattivante, viene edulcorato e/o distorto per adattarsi a canoni estetici e gusti ben più vicini alla nostra realtà. Un quadro generale che, però, non rispetta i modelli di comunicazione e i canoni culturali giapponesi per proporre, invece, prodotti di largo consumo e facile interpretazione che fanno della “leggerezza” il punto cardine del loro appeal.

A mio avviso, per conoscere una cultura in maniera più approfondita di quanto non venga quotidianamente propinato da mass media e credenze popolari, non è possibile prescindere da due elementi fondamentali: la lingua e la storia.

La prima ci aiuta a capire la chimica che sta alla base del DNA della comunicazione e dei modelli di interazione sociale (soprattutto nel caso della lingua giapponese, dove già a partire dall’analisi delle strutture grammaticali è possibile evincere dei modelli comportamentali e di interazione basati sulla gerarchia sociale e di gruppo). La storia, invece, ci aiuta a ripercorrere i tratti salienti dell’albero genealogico di una cultura e dell’identità di un popolo. La conoscenza della lingua, inoltre, permette spesso l’accesso a fonti dirette e/o difficili da trovare e, pertanto, a una comprensione dell’alterità che altrimenti ci sarebbe inevitabilmente preclusa.

Non vi è sapere senza comprensione e, come recita un antico proverbio giapponese: “kiki jōzu wa hanashi jōzu” 聞き上手は話し上手 ovvero, chi sa ascoltare bene, sa parlare bene.

Guido Pontoglio

Vi aspettiamo mercoledì 21 gennario alle 20.25 presso la Biblioteca di Palazzolo sull’Oglio per l’interessante conferenza e, a partire da mercoledì 28 gennaio alle ore 20.00 Scuola Primaria di Sacro Cuore, Via Attiraglio, Palazzolo sull’Oglio per il corso di lingua e cultura giapponese!

(info e iscrizioni: E-mail: ilclub.palazzolo@gmail.it – Cel: 334.1713556)

Per saperne di più, visita il sito https://areagiappone.wordpress.com/ o la pagina facebook  Area Giappone